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fattura elettronica: guida completa 2025
per partite iva e societa'

Devi emettere una fattura elettronica ma non sai come fare?

Non agitarti, sei nel posto giusto. In questa guida troverai indicazioni semplici e consigli pratici per affrontarla senza attacchi di panico!

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Tutto sulla Fattura Elettronica

📲 Fattura elettronica: guida completa per capire obblighi, regole e strumenti nel 2025

Dal 1° gennaio 2024 la fattura elettronica è diventata obbligatoria per quasi tutti, anche per i regimi forfettari. Ma come funziona davvero?

Ma cosa cambia concretamente? E come si compila una fattura elettronica se operi in regime forfettario?

In questa guida ti spieghiamo passo dopo passo cosa devi fare per emettere, conservare e correggere le fatture elettroniche, evitando errori e sanzioni. Che tu sia un libero professionista, un’impresa o un nuovo titolare di Partita IVA, qui trovi tutto ciò che ti serve per metterti in regola e semplificare la tua contabilità.

Dal 1° gennaio 2024, anche i contribuenti in regime forfettario sono obbligati a emettere fattura elettronica tramite il Sistema di Interscambio (SdI) dell’Agenzia delle Entrate. Questo passaggio, già introdotto per alcune categorie nel 2022, ora riguarda tutti i forfettari, senza eccezioni.

Ma cosa cambia concretamente? E come si compila una fattura elettronica se operi in regime forfettario?

📄 Cos'è la fattura elettronica?​

La fattura elettronica è un documento fiscale digitale che ha sostituito la tradizionale fattura cartacea. Introdotta per migliorare la tracciabilità e la trasparenza delle transazioni, è obbligatoria per la maggior parte delle imprese e dei professionisti in Italia. Deve essere emessa in formato XML e inviata attraverso il Sistema di Interscambio (SDI) dell’Agenzia delle Entrate.

📌 Quando è obbligatoria

È obbligatoria per la quasi totalità delle Partite IVA. 

Dal 2024 lo è anche per i contribuenti in regime forfettario, con poche eccezioni (come gli operatori sanitari obbligati alla Tessera Sanitaria).

🧾 Come si emette una fattura elettronica

Per emettere correttamente una fattura elettronica è necessario seguire una procedura ben definita e includere una serie di dati obbligatori. A differenza della fattura cartacea, la fattura elettronica deve essere generata in formato XML (un linguaggio leggibile dai sistemi informatici dell’Agenzia delle Entrate) e trasmessa tramite il Sistema di Interscambio (SdI).

Deve contenere dati obbligatori (partita IVA, descrizione, importi, codice destinatario) e va generata in formato XML con un software abilitato, oppure tramite app come Fattura1.

✅ Passaggi per emettere una fattura elettronica

  1. Compilazione della fattura tramite software gestionale, app di fatturazione (es. Fattura1) oppure portale dell’Agenzia delle Entrate.
  2. Validazione del file XML generato.
  3. Invio del file al Sistema di Interscambio (SdI), che lo controlla e lo trasmette al destinatario (cliente).
  4. Conservazione digitale della fattura per almeno 10 anni (può essere fatta tramite software o servizio delegato).

📌 Dati obbligatori nella fattura elettronica

Ogni fattura deve contenere i seguenti elementi:

Dati del fornitore:

Dati del cliente:

Informazioni sulla fattura:

Totali e riepilogo IVA:

Eventuali diciture obbligatorie:

📬 Codice destinatario e SDI

Nel sistema della fatturazione elettronica, il codice destinatario è uno degli elementi chiave per il corretto recapito della fattura tramite il Sistema di Interscambio (SdI) dell’Agenzia delle Entrate. Tutte le fatture elettroniche devono passare da questo sistema, che funge da “snodo centrale” per l’invio e la ricezione dei documenti fiscali.

Il codice destinatario è l’indirizzo virtuale del cliente nel sistema SDI. Se il cliente non ha codice, si usa la PEC. 

Approfondisci nel nostro articolo: Come funziona il codice destinatario SDI.

🔹 Cos’è il codice destinatario

Il codice destinatario (detto anche codice univoco) è un codice alfanumerico di 7 caratteri che identifica in modo univoco il canale telematico scelto dal destinatario per ricevere le fatture elettroniche. Può essere attribuito a un soggetto (impresa, professionista, ente) che si avvale di un software o intermediario accreditato presso l’Agenzia delle Entrate.

🔗 Vuoi capire meglio come funziona? Leggi la guida: 👉 Cos’è il codice univoco nella fattura elettronica

🛠 A cosa serve

Il codice serve per:

  • indirizzare la fattura al giusto canale;
  • permettere l’integrazione con gestionali o software di contabilità;
  • evitare errori o mancate consegne.

💡 Consiglio: se emetti fatture verso clienti abituali, chiedi loro il codice destinatario corretto o verifica che lo abbiano registrato presso l’Agenzia delle Entrate.

🔎 Dove si trova il codice destinatario

  • Può essere comunicato direttamente dal cliente, oppure
  • può essere recuperato dal cassetto fiscale se è stato registrato in modo permanente.
  • In alternativa, se il cliente non ha un software accreditato, si utilizza il codice convenzionale “0000000” e la PEC.
    Per il 2024, l’uso del codice destinatario è stato ulteriormente valorizzato con chiarimenti e novità operative da parte dell’Agenzia delle Entrate.

👉 Scopri tutte le novità 2024 sul codice destinatario

🌐 Cos’è l’indirizzo digitale e come comunicarlo

Con l’obbligo di fatturazione elettronica esteso alla maggior parte delle partite IVA, è diventato essenziale disporre di un indirizzo digitale per ricevere correttamente le fatture elettroniche.

Per indirizzo digitale si intende il canale telematico prescelto dal destinatario della fattura per riceverla tramite il Sistema di Interscambio (SdI). Questo può essere:

  • un codice destinatario (codice univoco di 7 caratteri fornito da un intermediario o gestionale accreditato),
  • oppure un indirizzo PEC (Posta Elettronica Certificata).

Entrambi i canali consentono allo SdI di consegnare la fattura in modo sicuro e tracciabile.

🛠 Come comunicare l’indirizzo digitale

Per ricevere regolarmente le fatture elettroniche, è importante comunicare il proprio indirizzo digitale ai fornitori, e soprattutto registrarlo preventivamente presso l’Agenzia delle Entrate.

Questo può essere fatto:

  1. accedendo all’area riservata del portale “Fatture e Corrispettivi”,
  2. nella sezione “Registrazione dell’indirizzo telematico”,
  3. scegliendo tra codice destinatario o PEC.

Una volta registrato, l’indirizzo sarà automaticamente associato alla tua partita IVA, anche nel caso in cui il fornitore dimentichi di inserirlo nella fattura.

🔗 Per maggiori dettagli su come funziona il codice destinatario e come utilizzarlo correttamente, leggi:
👉 Come funziona il codice destinatario SDI

⚠️ Errori, correzioni e fatture scartate

Anche con la fattura elettronica può capitare di commettere degli errori: un importo sbagliato, la data errata, un codice destinatario mancante… In questi casi è fondamentale sapere come intervenire correttamente, evitando sanzioni o contestazioni da parte del cliente o dell’Agenzia delle Entrate.

Anche con il controllo del Sistema di Interscambio (SdI), è possibile che vengano emesse fatture errate. Gli errori più comuni includono:

  • Dati anagrafici errati (ad esempio, Partita IVA o Codice Fiscale inesatto del cliente o del fornitore);

  • Codice destinatario o PEC errati, causando problemi nella ricezione della fattura;

  • Errori negli importi o nell’IVA, come aliquote errate o calcoli sbagliati;

  • Descrizione incompleta o non conforme con la normativa fiscale;

  • Omessa indicazione del bollo virtuale, se dovuto.

Se il Sistema di Interscambio (SdI) rileva un errore formale, la fattura elettronica viene scartata, e il mittente riceve una notifica. In questi casi, la fattura deve essere corretta e reinviata entro 5 giorni dalla data dello scarto.

✏️ Tipi di errore e come correggerli

1. Errori formali (non sostanziali) Esempio: una descrizione imprecisa del servizio, o una causale poco chiara.

✅ In questo caso non è necessario annullare la fattura, ma si può inviare una nota integrativa o esplicativa, concordandola con il cliente.

2. Errori nei dati obbligatori Esempio: errata partita IVA del cliente, aliquota IVA sbagliata, totale errato.

✅ Qui è necessario emettere una nota di credito per stornare la fattura sbagliata, e poi procedere con l’emissione di una nuova fattura corretta. 👉 Scopri nel dettaglio la procedura su: Fattura elettronica errata: come si corregge?

3. Fattura scartata dal Sistema di Interscambio (SdI) 

Esempio: dimentichi di inserire il codice destinatario o un campo obbligatorio. 

✅ In questo caso, la fattura non risulta mai emessa ai fini fiscali. Hai tempo 5 giorni per correggerla e reinviarla senza sanzioni. 👉 Segui tutti i passaggi operativi nella guida: Correggere una fattura elettronica: tutti gli step

📌 E se la fattura è cartacea?

  • Se hai emesso una fattura tradizionale (non elettronica), anche in questo caso puoi intervenire:
  • con una nota di credito per annullare; 
  • oppure con una nota di debito se serve integrare. 

👉 Leggi come procedere nel nostro approfondimento dedicato: Correggere una fattura errata: guida completa

Invio fattura elettronica in ritardo

Se una fattura elettronica viene emessa oltre i termini previsti dalla legge, il contribuente può incorrere in sanzioni fiscali. Tuttavia, esistono modalità per regolarizzare eventuali ritardi, come il ravvedimento operoso.

Per evitare sanzioni e capire come correggere eventuali ritardi nell’invio, consulta la guida Invio fattura elettronica in ritardo.

Sanzioni per errori nella fattura elettronica

Gli errori nella fattura elettronica possono comportare sanzioni fiscali, a seconda della gravità dell’errore:

  • Omessa o tardiva emissione: sanzione dal 90% al 180% dell’IVA dovuta;

  • Errori formali senza impatto fiscale: sanzione di 250€ a 2.000€;

  • Mancata correzione di una fattura scartata dallo SdI: se la fattura non viene reinviata entro 5 giorni, si considera omessa, con le relative sanzioni.

Per evitare problemi, è fondamentale controllare attentamente le fatture prima dell’invio e utilizzare strumenti di fatturazione aggiornati che segnalano eventuali errori.

📁 Conservazione digitale a norma

La conservazione digitale a norma è l’ultima — ma fondamentale — fase del processo di gestione della fattura elettronica. Non basta emettere correttamente una fattura elettronica: è obbligatorio conservarla digitalmente per almeno 10 anni, rispettando le regole stabilite dal Codice Civile e dal Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD).

Le fatture elettroniche devono essere conservate digitalmente per 10 anni. Scopri come conservare le fatture digitali.

🧾 Cos’è la conservazione digitale

La conservazione digitale a norma è un processo che garantisce nel tempo l’autenticità, l’integrità e la leggibilità del documento informatico. Non si tratta semplicemente di “salvare il file XML” sul proprio computer, ma di archiviarlo in modo strutturato, con firma digitale e marca temporale, secondo i requisiti tecnici stabiliti dalla normativa italiana.

Questa procedura è obbligatoria sia per le fatture emesse che per quelle ricevute tramite Sistema di Interscambio (SdI).

⚙️ Quali requisiti deve rispettare

Il processo di conservazione digitale deve garantire:

  • Autenticità: certezza sull’origine del documento
  • Integrità: assenza di modifiche successive alla sua emissione
  • Accessibilità: possibilità di reperire e consultare facilmente le fatture
  • Immodificabilità: la fattura non può essere alterata dopo la conservazione

🛠 Chi si occupa della conservazione?

Puoi scegliere tra due opzioni:

  • Conservazione tramite l’Agenzia delle Entrate:
    È un servizio gratuito, accessibile tramite l’area riservata del portale “Fatture e Corrispettivi”. Tuttavia, richiede la registrazione manuale e l’attivazione della funzione da parte del contribuente.
  • Conservazione tramite software: In questo caso, l’intermediario si occupa della conservazione a norma, compresa la firma digitale e la marca temporale.

⏳ Quando deve avvenire la conservazione

La conservazione digitale deve essere completata entro tre mesi dal termine di presentazione della dichiarazione dei redditi relativa all’anno in cui è stata emessa la fattura. Questo significa che, per esempio, le fatture del 2024 devono essere conservate entro marzo 2026.

❗Cosa succede se non conservo le fatture
La mancata conservazione digitale a norma è una violazione fiscale. In caso di controlli, l’Agenzia delle Entrate può considerare le fatture non esistenti ai fini tributari, con sanzioni anche molto rilevanti.

🧮 Regime forfettario e fattura elettronica

Dal 1° gennaio 2024, anche i contribuenti in regime forfettario sono obbligati a emettere fattura elettronica tramite il Sistema di Interscambio (SdI) dell’Agenzia delle Entrate. Questo passaggio, già introdotto per alcune categorie nel 2022, ora riguarda tutti i forfettari, senza eccezioni.

Ma cosa cambia concretamente? E come si compila una fattura elettronica se operi in regime forfettario?

✍️ Come fare una fattura elettronica nel regime forfettario

Anche se la procedura di emissione è la stessa di qualsiasi altra fattura elettronica (formato XML, invio tramite SdI), i forfettari devono includere alcuni elementi specifici nella fattura:

 📌 Hai bisogno di una guida pratica passo passo?
Leggi Come fare la fattura nel regime forfettario 👉Una guida passo passo per la corretta emissione della fattura, con esempi pratici e spiegazioni dettagliate su cosa includere nel documento e quali errori evitare.

Per un inquadramento più completo sulle regole e vantaggi fiscali, ti consigliamo anche: Fattura regime forfettario 👉 Un approfondimento su deduzioni, esenzioni e semplificazioni previste dal forfettario.

📌 Esenzione IVA e ritenuta d’acconto

Nel regime forfettario:

  • Non si applica l’IVA sulle fatture emesse;

  • Non si opera la ritenuta d’acconto (a meno che non sia richiesta dal cliente);

  • Si paga un’unica imposta sostitutiva del 5% (per i primi 5 anni) o del 15% (successivamente), in sostituzione di IRPEF, addizionali e IRAP.

💸 Bollo sulle fatture elettroniche dei forfettari

Anche i forfettari sono soggetti all’imposta di bollo di 2€ per ogni fattura con importo superiore a 77,47€. Il pagamento è virtuale: non si applica la marca fisica, ma si indica nel file XML e si versa il totale tramite F24 trimestralmente.

🔎 Per sapere come funziona il bollo e come non sbagliare i versamenti, leggi:
👉 Marca da bollo sulle fatture elettroniche dei forfettari.

✅ Se vuoi rendere più semplice l’emissione delle fatture nel regime forfettario, puoi usare la nostra App Fattura1: intuitiva, completa, perfettamente compatibile con il forfettario.

💰 Imposta di bollo fattura elettronica

Se emetti fatture elettroniche non soggette a IVA, in alcuni casi è obbligatorio applicare l’imposta di bollo da 2 euro.

🧾 Quando è obbligatoria l’imposta di bollo sulla fattura elettronica?

L’imposta di bollo si applica a tutte le fatture di importo superiore a 77,47 euro per :

  • Operazioni non soggette a IVA (es. regime forfettario);

  • Prestazioni di servizi esenti da IVA (art. 10 DPR 633/72);

  • Operazioni fuori campo IVA ai sensi degli articoli 2, 3, 5 e 15 del DPR 633/72.

Se una fattura rientra in una di queste categorie e supera la soglia di 77,47 euro, è necessario applicare un bollo virtuale di 2 euro.

Per approfondire: Marca da bollo su fattura elettronica.

🖋 Come si applica il bollo sulla fattura elettronica

Il bollo non si applica fisicamente sul documento, ma va indicato nel file XML della fattura elettronica:

  • nel campo <DatiBollo> va specificato “SI” e l’importo “2.00”;
  • il gestionale o il software di fatturazione lo riporta automaticamente (es. con la nostra App Fattura1).

📌 Importante: l’imposta di bollo non deve essere addebitata al cliente, salvo diverso accordo. È a carico del soggetto che emette la fattura.

📆 Quando e come si paga il bollo

Il pagamento dell’imposta di bollo avviene trimestralmente, tramite F24:

 

Periodo di riferimento Scadenza pagamento
1° trimestre (gen-mar) 31 maggio
2° trimestre (apr-giu) 30 settembre
3° trimestre (lug-set) 30 novembre
4° trimestre (ott-dic) 28 febbraio

L’importo da versare è calcolato automaticamente dall’Agenzia delle Entrate in base ai dati trasmessi via SdI, e puoi consultarlo nell’area riservata del portale Fatture e Corrispettivi.

Il versamento si effettua con modello F24 con codice tributo 2521.

Per dettagli sulle modalità di pagamento: Versamento marca da bollo bolli virtuali.

Cosa succede se non si versa l’imposta di bollo?

Se l’imposta di bollo non viene versata nei termini previsti, il contribuente può incorrere in sanzioni amministrative, che variano dal 100% al 500% dell’importo non versato. Tuttavia, è possibile regolarizzare la posizione attraverso il ravvedimento operoso, pagando l’imposta con una sanzione ridotta.

🔍 Per maggiori informazioni su possibili sanzioni e come evitarle: Bollo sulle fatture elettroniche.

🌍 Fatturazione elettronica e operazioni con l’ester

Anche se le operazioni con soggetti esteri non rientrano nell’obbligo di fatturazione elettronica via SdI, i contribuenti italiani sono comunque tenuti a comunicare i dati delle fatture relative a operazioni transfrontaliere (sia attive che passive) tramite il cosiddetto esterometro.

Ma vediamo nel dettaglio come funziona la gestione delle fatture con l’estero.

🔄 Cessioni e prestazioni verso l’estero (fatture attive)

Dal 1° luglio 2022, le operazioni transfrontaliere tra soggetti residenti in Italia e soggetti esteri devono essere comunicate tramite il Sistema di Interscambio (SdI) con il formato della fattura elettronica.

Le aziende e i professionisti che effettuano vendite o acquisti con l’estero devono emettere fatture elettroniche anche per:

  • Cessioni di beni o prestazioni di servizi a clienti esteri;

  • Acquisti da fornitori esteri, con autofattura per integrare l’IVA;

  • Operazioni intracomunitarie, seguendo le direttive UE.

Per approfondire: Fatture con l’estero.

Come si emette una fattura elettronica per l’estero?

Per le operazioni con soggetti non residenti in Italia, la fattura elettronica deve contenere specifici elementi:

  • Identificativo fiscale del cliente estero (se disponibile);

  • Natura dell’operazione (es. esportazione, reverse charge, acquisti intracomunitari);

  • Codice destinatario “XXXXXXX”, che indica che il destinatario non è un soggetto registrato nel sistema SdI.

Se la fattura elettronica è destinata a un cliente estero senza una partita IVA valida, è necessario riportare nel campo identificativo fiscale il codice convenzionale “0000000”.

🧾 Acquisti da fornitori esteri (fatture passive)

Quando un’azienda italiana acquista beni o servizi da un fornitore estero, deve integrare l’IVA attraverso un’autofattura elettronica o un reverse charge:

  • Acquisti da fornitori UE: il destinatario italiano deve integrare l’IVA e registrare la fattura;

  • Acquisti da fornitori extra-UE: se il servizio è soggetto a IVA in Italia, l’azienda deve emettere un’autofattura elettronica.

Per maggiori dettagli: Come funziona la fattura elettronica per operazioni con l’estero.

Esenzioni e particolarità della fatturazione estera

Alcune operazioni con l’estero sono esenti da IVA, ma devono comunque essere documentate con fattura elettronica. Alcuni esempi includono:

  • Esportazioni di beni (art. 8 DPR 633/72);

  • Servizi internazionali (art. 9 DPR 633/72);

  • Operazioni in regime di non imponibilità.

Anche in questi casi, la fattura elettronica deve essere trasmessa tramite SdI con il codice N3.3 (non imponibile – esportazioni) o altre codifiche specifiche.

Le fatture elettroniche relative alle operazioni con l’estero devono essere conservate digitalmente per 10 anni, come previsto dalla normativa italiana.

Altri aspetti della fatturazione elettronica

Fattura di cortesia: cos’è e quando è necessaria?

La fattura di cortesia è una copia della fattura elettronica fornita al cliente in formato cartaceo o PDF, utile per chi non è obbligato a ricevere fatture elettroniche (ad esempio, consumatori finali o aziende estere).

Anche se la fattura di cortesia non ha valore fiscale, è spesso utilizzata per:

  • Facilitare la consultazione dei dati;

  • Essere archiviata in formato leggibile dal cliente;

  • Essere stampata per la contabilità interna.

Per approfondire: Fattura di cortesia cartacea.

Scontrino elettronico e corrispettivi telematici

Dal 1° gennaio 2020, tutti gli esercenti devono trasmettere i corrispettivi telematici all’Agenzia delle Entrate tramite registratori di cassa telematici o portale web. Questo ha sostituito il classico scontrino cartaceo, permettendo un maggiore controllo sulle vendite.

Lo scontrino elettronico è obbligatorio per:

  • Negozi al dettaglio;

  • Ristoranti e bar;

  • Qualsiasi attività che incassa pagamenti in contanti o tramite POS.

Per ulteriori informazioni: Scontrino elettronico e corrispettivi.

Fattura elettronica omessa: sanzioni e conseguenze

Non emettere una fattura elettronica quando obbligatorio comporta sanzioni fiscali:

  • Dal 90% al 180% dell’IVA dovuta, se l’operazione ha impatto fiscale;

  • Da 250€ a 2.000€, se l’errore è formale e non incide sul calcolo delle imposte.

Se la fattura viene omessa o trasmessa in ritardo, è possibile regolarizzare la situazione con il ravvedimento operoso, pagando una sanzione ridotta.

Per maggiori dettagli: Fattura elettronica omessa.

Cosa fare se non si riceve una fattura elettronica di acquisto?

Se un’azienda o un professionista non riceve una fattura elettronica che attende da un fornitore, deve:

  1. Verificare il cassetto fiscale sul portale dell’Agenzia delle Entrate;

  2. Chiedere al fornitore il codice univoco o la PEC utilizzata per l’invio;

  3. Eventualmente emettere un’autofattura per regolarizzare l’acquisto.

Se la fattura non viene ricevuta entro 4 mesi dall’operazione, il destinatario ha l’obbligo di emettere un’autofattura elettronica per evitare problemi fiscali.

Per approfondire: Fattura di acquisto non ricevuta.

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❓faq: COME SI FA UNA FATTURA ELETTRONICA?

Clicca sulle freccette per leggere tutti gli approfondimenti.

Per compilare una fattura elettronica è necessario disporre di un:

  • PC ovvero di un tablet o uno smartphone;
  • programma (software) per compilare il file della fattura nel formato XML secondo le specifiche dell’Agenzia delle Entrate.

È possibile utilizzare i software gratuiti dell’Agenzia delle Entrate per la compilazione delle fatture elettroniche, ovvero:

  • FATTURE E CORRISPETTIVI: trattasi di una una procedura web, utilizzabile accedendo al portale dell’agenzia delle entrate.gov.it, utilizzabile sono con le credenziali SPID oppure Fisconline/Entratel o CNS (Carta Nazionale dei Servizi);
  • SOFTWARE scaricabile su PC;
  • FATTURAe: trattasi un’App per tablet e smartphone, scaricabile dagli store Android o Apple.

I menzionati software possono essere utilizzati dai titolari di partita IVA che emettono un numero limitato di fatture.
In alternativa, è possibile utilizzare software privati individuabili in internet.

In alternativa è possibile provare il nostro software de Il commercialista online a questo link: https://cloud.ilcommercialistaonline.it/

Per tutte le fatture elettroniche inviate a privati (altri operatori IVA o consumatori finali), il Sistema di Interscambio accetta anche file non firmati digitalmente. Tuttavia, quando il file XML è stato firmato digitalmente, il SdI esegue controlli sulla validità del certificato di firma.

Invece, per la validità delle fatture PA occorre sempre che il file sia preventivamente firmato onde evitare lo scarto.

Per scoprire nel dettaglio come funzione la firma digitale consultare il nostro post di approfondimento Firma Digitale: Cos’è e a Cosa Serve

Terminata la fase di compilazione e creazione della fattura elettronica, occorre inviare il file XML ai propri clienti tramite il Sistema di Interscambio (c.d. SdI), altrimenti è come se non fossero mai state emesse.

La trasmissione può avvenire utilizzando:

  • il sito dell’agenziaentrate.gov.it, accedendo all’area “Fatture e Corrispettivi”. In questa sezione è possibile fare l’upload del file XML preventivamente predisposto e salvato sul proprio PC;
  • l’APP FATTURAe dell’Agenzia delle Entrate;
  • una PEC (Posta Elettronica Certificata), inviando il file della fattura come allegato del messaggio di PEC all’indirizzo “sdi01@pec.fatturapa.it”;
  • un canale telematico preventivamente accredito presso il Sistema di Interscambio.

Per le fatture elettroniche occorre che l’imposta di bollo deve essere corrisposta mediante versamento con modello F24 con modalità esclusivamente telematica.

In particolare il pagamento dell’imposta relativa alle fatture (ma anche agli atti, ai documenti ed ai registri emessi o utilizzati durante l’anno) deve avvenire:

  • in un’unica soluzione entro 120 giorni dalla chiusura dell’esercizio;
  • utilizzando esclusivamente un modello F24 telematico.

Inoltre, nelle fatture elettroniche per le quali è obbligatorio l’assolvimento dell’imposta di bollo occorre riportare la seguente dicitura:

“Imposta di bollo assolta in modo virtuale ai sensi del D.M. 17.06.2014”

Per un approfondimento sull’imposta di bollo assolta in modo virtuale, consultare il nostro post al seguente link: Bollo sulle Fatture: come funziona quello virtuale

Ricevuto il file della fattura elettronica in formato XML il Sistema di Interscambio (c.d. SDI) esegue i controlli e, se superati, trasmette il file all’indirizzo telematico del cliente presente nella fattura.

Inoltre, in caso di esito positivo, il SdI invia al soggetto che ha trasmesso il file una ricevuta di consegna all’interno della quale sono indicate la data e l’ora esatta in cui è avvenuta la consegna.

Quando i controlli non vengono superati, lo SdI “scarta” la fattura elettronica ed invia al soggetto che ha trasmesso il file una ricevuta di scarto all’interno della quale sarà anche indicato il codice e una sintetica descrizione del motivo dello scarto.

Quando la fattura elettronica è stata scartata, occorre correggere l’errore che ha prodotto lo scarto e inviare nuovamente al SdI il file della fattura corretta.

Una volta ricevuta la fattura dal fornitore (o dal suo intermediario), in caso di esito positivo dei controlli previsti, il SdI consegna la fattura elettronica all’indirizzo telematico presente nella fattura stessa. E quindi la fattura elettronica verrà recapitata alla casella PEC (Posta Elettronica Certificata) ovvero al codice destinatario SdI che il cliente avrà comunicato al suo fornitore e che quest’ultimo (o il suo intermediario) avrà correttamente riportato nella fattura.

Il titolare di partita IVA può decidere di ricevere la fattura ad un indirizzo PEC o tramite un codice destinario SdI.

Grazie al servizio di pre-registrazione, le imprese e i professionisti possono comunicare “a monte” l’indirizzo telematico su cui ricevere tutte le loro fatture elettroniche. Per effettuare questa scelta – e abbinare quindi alla propria partita IVA un indirizzo di posta elettronica certificata (PEC) o un “codice destinatario SDI” – basta accedere, personalmente o tramite un intermediario delegato, all’apposito servizio online, all’interno del portale “Fatture e corrispettivi”. L’indirizzo telematico può essere, in qualsiasi momento, modificato o cancellato dall’utente registrato.

In questi giorni i fornitori stanno inviando e-mail o lettere per la richiesta ai propri clienti del codice univoco o l’indirizzo PEC da riportare nella fattura elettronica.

Infatti, per essere quindi sicuri di ricevere correttamente una fattura, è indispensabile comunicare in modo chiaro e tempestivo al fornitore non solo la propria partita IVA ed i propri dati anagrafici, come accadeva con le fatture tradizionali, ma anche l’indirizzo telematico (PEC ovvero Codice Destinatario di 7 cifre) che il fornitore dovrà riportare nella fattura affinché il SdI sia in grado di consegnare la fattura stessa.

Il codice destinatario Sdi non è legato al singolo soggetto, ma identifica il canale telematico dove si desidera ricevere le proprie fatture (ad esempio nel caso ci si affidi ad un software privato occorrerà comunicare il codice destinatario della softwarehouse).

Per approfondire consultare il nostro post al seguente link: Cos’è e come funziona il codice destinatario SdI nelle fatture elettroniche

Quanto un cliente non registri al SdI il proprio indirizzo telematico, il fornitore inserire in fattura un codice SDI errato ovvero non comunichi alcun indirizzo telematico (PEC o Codice Destinatario di 7 cifre identificativo di un canale FTP o Web Service) al fornitore, e quest’ultimo inserisca il valore “0000000” nel campo Codice Destinatario della fattura, l’unico modo di recuperare la fattura elettronica per il cliente sarà quello di accedere nella sua area riservata di “Consultazione Dati rilevanti ai fini IVA” del portale “Fatture e Corrispettivi”.

Per capire come correggere una fattura elettronica errata consultare il nostro post al seguente link: Fattura elettronica errata: cosa fare per annullarla